dalla Redazione di Liquida

Ue, patto a 26 Paesi. Cameron taglia i ponti con l'Europa

Il primo ministro inglese Cameron blocca l'accordo sul nuovo trattato a 27. La Gran Bretagna ora si interroga sul futuro dei rapporti fra Londra e il resto del Vecchio Continente

Svolta al Consiglio d'Europa dopo il lunghissimo vertice notturno di giovedì: ora sono 26 i Paesi che aderiscono al nuovo accordo intergovernativo sull'unione fiscale, che va ad affiancarsi al trattato Ue.

Durante la lunga notte di trattative, il primo ministro inglese David Cameron si era fermamente opposto al rafforzamento delle istituzioni comunitarie per tutti i 27 paesi dell'Unione. Si era quindi dovuto ripiegare su un accordo tra i 17 Paesi dell'eurozona più altri sei, creando così un accordo a 23 che però non poteva soddisfare pienamente l'Europa. Ma dopo poche ore i governi di Repubblica Ceca, Ungheria e Svezia hanno deciso di ratificare il trattato che comporterà regole più definite per un'unione di bilancio. 

La Gran Bretagna resta quindi isolata e unico paese dell'Unione a non aver accettato il nuovo trattato. A questo proposito non si place la polemica tra David Cameron e il presidente francese Sarkozy: quest'ultimo ha accusato il governo di Londra di voler dare vita a una "Europa a due velocità", mentre il premier inglese ha prontamente replicato che il trattato non rappresentava una buona scelta per la Gran Bretagna:

"Noi non vogliamo aderire all'euro, siamo contenti di esserne fuori, come lo siamo di non fare parte della zona Schengen. Noi non vogliamo rinunciare alla nostra sovranità come stanno facendo questi Paesi. Noi vogliamo i nostri tassi di interesse, la nostra politica monetaria: quello che ci veniva offerto non era buono per la Gran Bretagna, quindi meglio che si facciano un trattato tra di loro".

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Per quanto riguarda i contenuti dell'accordo, gli stati dell'Eurozona e altri stati Ue puntano ad aumentare la disponibilità del Fondo monetario internazionale per 200 miliardi, con la Bce amministratrice del fondo Salva Stati. Inoltre, è stato previsto uno sforamento strutturale massimo pari allo 0,5% del Pil, lasciando la possibilità di aggiustamenti del deficit in base all'andamento dell'economia. 

Anche Mario Monti ha commentato l'accordo, sostenendo il ruolo cruciale svolto dall'Italia: 

Le misure prese dal governo italiano sono state citate e hanno incontrato l'apprezzamento di tutti. E, come ha detto Barroso all'alba, sono state salutate come molto importanti. Con la manovra l'Italia ha fatto la sua parte alla soluzione di una crisi dell'Eurozona che non era certo di responsabilità solo italiana. Questo ha consentito all'Italia di affrontare con maggiore serenità e di dare un contributo attivo le giornate di oggi per avviare a soluzione sistemica la crisi dell'Eurozona"

 

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