dalla Redazione di Liquida
Vertice Ue, l'Europa trova l'intesa su rigore e crescita
Al Consiglio europeo di Bruxelles sfuma l'unanimità sul fiscal compact. Restano fuori la Gran Bretagna e la Repubblica Ceca. Sì invece da Varsavia, dopo ore di braccio di ferro con la Francia
I leader europei si sono incontrati a Bruxelles per sancire il nuovo Fiscal compact, la stretta sui bilanci, l'avvio del fondo permanente di salvataggio e nuove misure per rilanciare la crescita e l'occupazione. Sul tavolo anche i timori sulla situazione economica della Grecia che hanno spinto Berlino a chiedere il commissariamento dei conti del governo di Atene.
La richiesta deriverebbe dai timori della cancelliera tedesca di una rivolta interna tra le fasce più conservatrici della sua maggioranza. Secondo il Financial Times, il quotidiano che per primo sabato ha rivelato l'esistenza di una volontà tedesca di controllare più da vicino le decisioni di bilancio di Atene, la Merkel, oltre al dossier greco, è sottoposta anche a crescenti pressioni politiche interne affinché, al vertice straordinario di Bruxelles, esiga dai partner europei una disciplina di bilancio ancor più rigida.
Come spiega Panorama:
"Per il momento sul tavolo del vertice europeo restano i nodi delle sanzioni semi-automatiche anche sul debito chieste dall’Olanda e da altri paesi rigoristi come l’Austria; la questione di direttive concrete in materia di crescita e occupazione posta dall’Italia, e il problema (sollevato dalla Polonia) della partecipazione ai vertici dell’Eurogruppo da parte dei Paesi fuori dalla moneta unica. Da parte sua, la Svezia teme di perdere la propria autonomia nella politica di bilancio, mentre la Gran Bretagna continua a chiamarsi fuori."
A conclusione dei lavori, il vertice europeo ha approvato con soddisfazione il Fiscal compact, il Trattato sull’Unione di bilancio che dal 2013 regolerà con leggi più ferree le politiche economiche dei singoli governi. A firmare l'accordo sono stati 25 Paesi a esclusione di Regno Unito e Repubblica Ceca rimasta fuori dall'accordo con un no motivato da "problemi procedurali" nel suo Parlamento riservandosi però la possibilità di approvare successivamente il Fiscal Compact.
Approvata da tutti la dichiarazione conclusiva sulla crescita e l'occupazione. Resta esclusa la Svezia il cui premier, alla guida un governo di minoranza, "per ragioni parlamentari", non è stato in grado di sottoscriverla. Tutti e 27 hanno invece firmato l'intesa sul nuovo fondo salva-stati Esm.
"L'accordo a 25 è un grande risultato, considerando che la Ue è composta da 27 stati membri", ha commentato soddisfatto il presidente Ue Herman van Rompuy. Soddisfatto anche il presidente della Bce Mario Draghi: "Il fiscal compact è un primo passo verso l'Unione fiscale", ha commentato.
Nel corso di un vertice notturno e informale si è infine discusso della situazione economica della Grecia in seguito alle difficoltà del Paese a raggiungere un accordo con i creditori privati e le polemiche suscitate dal documento tedesco che ha chiesto un commissariamento di fatto di Atene.
"Sono fermamente contrario a questa idea di una commissione che avrebbe per sola missione di sorvegliare la Grecia", ha detto Jean-Claude Juncker, il premier del Lussemburgo e presidente dell'Eurogruppo. Per il cancelliere austriaco Werner Faymann la proposta tedesca è "vessatoria".
Contrari anche Mario Monti e Nicolas Sarkozy, mentre un moderato appoggio a Berlino lo hanno dato l'Olanda e la Svezia. Sulla Grecia "vogliamo un accordo globale da qui alla fine della settimana", ha dichiarato il presidente della Commissione Ue José Manuel Barroso.
Al termine del Vertice, Juncker, Barroso, Draghi e Van Rompuy si sono incontrati con il premier Lucas Papademos per fare il punto sulle trattative con i privati e sul secondo piano di aiuti da 130 miliardi di euro.
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