Notizia del dalla Redazione di Liquida
Gli ospedali che chiuderanno per la spending review
Tra i tagli della spending review c'è anche la chiusura degli ospedali con meno di 80 posti letto: sarebbero in tutto 149 strutture ospedaliere, la maggior parte in Lazio e Calabria
Il ministro della Salute Renato Balduzzi assicura che "nessuna chiusura automatica di ospedali verrà imposta da Roma" ma annuncia anche che sarà necessaria "una riorganizzazione della rete ospedaliera che porti a una riduzione di costi di gestione e ad una maggiore appropriatezza delle prestazioni".
Tra i tagli annunciati dalla spending review c'è anche la chiusura - o appunto, come dice Balduzzi, la riorganizzazione - di oltre 149 piccoli ospedali come meno di 80 posti letto. Stando a questi dati, in Italia sarebbero 149 gli ospedali da chiudere, di cui 21 sono Lazio, 20 in Calabria, 17 nelle Marche, 15 in Sicilia e 11 in Sardegna. Si tratta sopratutto di mini-ospedali, molti di essi già in via di riconversione.
Ma non è tutto: perché entro la fatidica data del 31 ottobre 2012 Le Regioni dovranno mettere in atto anche la riduzione del numero dei posti letto, che non dovranno superare lo standard dei 3,7 posti per mille abitanti, rispetto agli attuali 4,2. Questo punto spaventa le Regioni: soltanto qualche mese fa alcuni fatti di cronaca avevano evidenziato forti criticità nel sistema ospedaliero italiano, con i pazienti costretti a stazionare anche per giorni nei corridoi dei Pronto Soccorso.
Inoltre sono previsti anche tagli al finanziamento al servizio sanitario, come scrive il Corriere della Sera:
"Un miliardo quest'anno, 2 all'anno dal 2013, in maniera strutturale. Ed è questo che il ministro Balduzzi ha subito chiarito ai governatori. Per arrivare a tale cifra, verrebbero rideterminati i tetti della spesa farmaceutica territoriale (quella per i farmaci convenzionati) dall'attuale 13,3% della spesa sanitaria complessiva all'11,5% dal 2013, mentre il tetto della farmaceutica ospedaliera, sempre dal 2013, sale dal 2,4 al 3,2%. Tetto su cui le aziende pagherebbero dal 2013 il 50% dello sfondamento della spesa, e non quindi il 35% come prevedeva il decretone sanità. Il restante 50% del disavanzo a livello nazionale è a carico di quelle Regioni che hanno superato il tetto di spesa. Le industrie farmaceutiche si vedranno inoltre aumentare al 6,5%, anche se solo per l'anno in corso, lo sconto dovuto al Servizio sanitario nazionale"
Su questo ultimo punto Farmindustria alza la voce: a rischio ci sono 10 mila posti di lavoro. Inoltre il SSN non potrà più assicurare a tutti i cittadini medicinali e servizi, "con il risultato - scrive ancora il Corriere - che i cittadini di «serie A» andranno a comprarsi i farmaci in Svizzera. Nell'immediato il taglio non potrà che tradursi in maggiori ticket
e minori farmaci in prontuario".
(Valentina Spotti)